IN RIVOLI INSIEME    ITINERARI TURISTICI

Villa Melano- Via Melano

Riservata nella sua ponderata bellezza, Villa Melano ha oggi un aspetto ben lungi dal suo primitivo progetto costruttivo. Edificata come convento cappuccino su terreni ducali, ne venne posta la prima pietra il 16 settembre 1601.
Costruito al di fuori della cinta di mura medioevali, che ancora agli inizi del XVII secolo cingevano il territorio della preesistente roccaforte feudale, si trattava di un edificio non privo di alcuni pregi artistici, nel cui aspetto esteriore (rappresentato nelle due famose incisioni del Theatrum Statuum Sabaudiae), già è possilbile ravvisare parte della tipologia architettonica dell' attuale villa. Durante tutto il '600 e parte del secolo successivo, la storia dell'edificio fu strettamente collegata con le vicissitudini del vicino Castello, con il quale aveva diretta comunicazione. Dopo la soppressione conventuale decretata nel 1805 dal governo napoleonico, la costruzione divenne di proprietà del sig. Anonio Caire. Acquisita poi dal Conte Garetti di Ferrere, divenne successivamente proprietà della famiglia Melano nella seconda metà dell'800.melanovilla.jpg (88259 byte)

In tale periodo vengono avviati complessi lavori di ristrutturazione che trasformano in modo radicale il vecchio convento e dove all'abbattimento della chiesa segue la complessa modellazione dei giardini.
Oggi la villa la si incontra dietro un forzuto cancello, a mezza via di una strada ciottolosa che porta il nome stesso della proprietà e che inerpicandosi sulla collina la valica sottopassando il Castello.
In un effimero gioco di volumi, portici, finestre e abbaini, il sito manifesta, purtroppo, le crudeli devastazioni del tempo e l'incuria degli uomini.Il luogo si osserva, si interroga in un silenzio diafano, quasi che il suo destino fosse stato profetizzato da un misterioso anatema.
L'interno è privo di particolari pregi artistici ed è caratterizzato da una sequenza di ambienti a comunicazione diretta, la cui disposizione planivolumetrica è dovuta ai lavori ottocenteschi di trasformazione del convento in residenza privata.
Uno scalone marmoreo raccorda i diversi livelli del fabbricato nobiliare, ed una piccola cappella in stile neogotico (un tempo completata di apprezzabili boiseries intagliate) è ospitata in alcuni ambienti al piano terra nell'angolo nord dell'antico convento.
Il fronte verso il giardino è quello meglio conservato dell'edificio, la cortina muraria riprende e rielabora nel plastico modellato delle decorazioni policrome le strutture secentesche impostate su imponenti opere murarie di costruzione. L'aspetto globale della proprietà fu raggiunto in seguito a successivi ampliamenti, e si concluse con la costruzione del palazzetto destinato all'abitazione del custode, delle scuderie, delle rimesse e dei fabbricati rustici.
Parco e giardino circoscrivono l'edificio principale con un imponente complesso di contrafforti che raccordano artificialmente i diversi livelli dei giardini (in parte pensili), collegati da passaggi coperti che sbucano in ampi terrazzi da dove lo sguardo abbraccia vasto la pianura per poi richiudersi in stretti sentieri resi bui dai pergolati. Questo aspetto mutevole della percezione tra spazi aperti e chiusi è accentuato dal tracciato sinuoso dei sentieri, dal susseguirsi di aiuole, fontane, serre, vasche, finte grotte, curiose architetture che coadiuvate dall'utilizzo di preesistenze archeologiche sono indubbiamente la parte architettonica più bella e stilisticamente più coerente dell'intero complesso.
Del vecchio convento cappuccino rimangono alcune tracce, quali la già ricordata forma planivolumetrica della villa con il portico terreno ed alcuni angusti ambienti sotterranei, elementi che vagliati dall'indagine archeologica e supportati dalla documentazione archivistica permettono di essere identificati con le parti superstiti del chiostro conventuale secentesco.