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Confraternita di Santa Croce

L'attuale Chiesa conserva, come particolarmente significative, le tracce articolate degli sviluppi successivi alla Controriforma, tra l'inizio del Seicento e la fine del Settecento, di una confraternita medioevale attiva come istituzione ospedaliera; di quella fase si conservano rare tracce documentarie in cui si trova conferma dell'esistenza di una cappella consacrata nel 1521. Quasi null'altro ci rimane a testimonianza del lungo periodo che giunge fino al 1659, a questa data la confraternita approva e dà mandato di esecuzione del progetto presentato da Bernardino Quadri per la ricostruzione della chiesa: conosciamo anche i nomi dei responsabili diretti del cantiere, il mastro luganese Giovanni Battista Casella e il mastro locale Giovanni Battista Masserollo. Di quella fase di lavori ci restano tracce nella facciata, tuttavia ampiamente ritoccata, un documento di straordinaria importanza nel portale ligneo con simbologie della Passione e l'immagine complessiva dell'edificio e dell'ideazione del Quadri nella stampa del "Theatrum".
Dal 1676 nella documentazione relativa al cantiere compare il nome dell'ing. Giulio, figlio di Bernardino: pertanto i lavori continuano e tra la fine del secolo ed il 1702 si collocano gli interventi, ancora tutti da studiare, di Michelangelo Garove e del pittore Massimo Teodoro Michela.
Al 1742 è datata l'opera di Antonio Casella al coro e alla balaustra dell'altare maggiore, mentre il pittore Giovanni Battista Rebaudengo si occupa della volta del coro dipingendovi l'immagine della Sindone sostenuta da cinque angeli.

Alla metà di agosto del 1748 Ignazio Nepote consegnava alla chiesa il Quadro esprimente del Santo Legno col Risorgimento del Morto, che ora si trova al posto d'onore nel coro.
Nel 1750 la confraternita acquista dalla consorella torinese il gruppo processionale della Salita al Calvario, ora nella seconda cappella di destra.
La macchina,  dovuta alla committenza del decurione Claudio Bernardino Colomba, tuttavia, come hanno chiarito Franco Monetti e Arabella Cifani, era già impiegata nel 1683 dalla confraternita torinese in occasione della processione del Giovedì Santo. Dieci anni più tardi, nel 1760, si pensava alla sacrestia nuova e nel 1776 Giuseppe Pollengo realizzava la nuova cassa dell'organo, mentre Carlo Giuseppe Perratone procedeva ad un complessivo rimodernamento della chiesa; nel 1782 Giovanni Comandù accettava la commissione di sostituire la vecchia pala con il Martirio di Sant'Orsola, con una nuova tela per la compagnia della santa eretta in Santa croce