La denominazione risale alla fine del trecento, il secolo del conte Amedeo VI di Savoia (detto il Conte Verde) che fece di Rivoli la sua dimora di elezione. Nell’edificio sono leggibili tutte le funzioni assolte nel basso medioevo da un edificio privato a destinazione mista residenziale e commerciale. La distribuzione costruttiva risponde ad una rigida separazione gerarchica e sociale: al piano terreno, porticato in cotto con volte a crociera oggi murato, avevano sede le botteghe (soffitti a cassettoni). Al piano nobile l'abitazione padronale: cuore della casa l'ampio salone (solarium); antichi balconi si affacciano sul giardino interno. All'ultimo piano, l'altana o loggia di servizio, aperta su pilastrini circolari. Sulla facciata ci sono le decorazioni in cotto che ornano gli archi ogivali del portico e le formelle della fascia marcapiano: elementi floreali e narrativi altrove ricorrenti in Piemonte (Gaglianico, Carmagnola, Alba) associati ad altri di stile schiettamente gotico, suggeriscono contatti fra artefici locali e d'oltralpe. L’edificio di proprietà comunale è stato interamente ristrutturato e destinato a spazio espositivo e sede del prezioso archivio storico comunale le cui pergamene del XIII-XV secolo raccontano vicende di franchigie, lotte fra Guelfi e Ghibellini, statuti e privilegi della Rivoli medioevale. Cliccare sulle immagini per ingrandire
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La facciata addobbata per la festa del Re
Un'altra immagine della facciata verso via Piol
Un angiolotto invetriato
La finestra quadrata e il balconcino settecentesco
Una finestra archiacuta |
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